Un aumento inatteso della bolletta non dice, da solo, dove intervenire. Può dipendere da un impianto inefficiente, da orari di utilizzo cambiati, da un contratto poco adatto o da una crescita reale dell’attività. L’energy manager serve proprio a trasformare consumi, fatture e dati tecnici in decisioni verificabili, evitando che il risparmio energetico resti una promessa generica.
Questa figura opera nelle imprese, negli enti e nelle organizzazioni che consumano energia in modo rilevante o che vogliono governarla con maggiore attenzione. Non coincide necessariamente con un tecnico degli impianti, né con chi acquista l’energia: il suo valore sta nel collegare aspetti economici, operativi e ambientali. Il risultato atteso non è soltanto consumare meno, ma usare l’energia in modo più consapevole, senza compromettere produzione, comfort o qualità del servizio.
Che cos’è un energy manager
L’energy manager, in italiano responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, è il professionista o referente interno che analizza i fabbisogni energetici di un’organizzazione e propone azioni per migliorarne la gestione. Può essere un dipendente con competenze specifiche oppure un consulente esterno, soprattutto nelle realtà più piccole.
Il suo lavoro parte da una domanda concreta: quanta energia viene usata, per quali attività, in quali momenti e a quale costo? Per rispondere non bastano i consumi annuali riportati in fattura. Occorre distinguere elettricità, gas, carburanti, calore e, quando presenti, fonti rinnovabili prodotte sul posto. È utile anche rapportare i consumi a un indicatore dell’attività, come pezzi prodotti, metri quadrati serviti, presenze o ore di funzionamento.
Un consumo in aumento, infatti, non è sempre un segnale negativo. Se un’azienda produce il 30% in più con un incremento energetico del 10%, l’efficienza può essere migliorata. Al contrario, un consumo stabile può nascondere uno spreco se l’attività è diminuita. L’interpretazione del dato è una parte essenziale del ruolo.
Cosa fa concretamente un energy manager
Nella pratica, questa figura costruisce anzitutto una base informativa affidabile. Raccoglie fatture, contratti di fornitura, letture dei contatori, dati di produzione, caratteristiche degli edifici e documentazione degli impianti. Dove i dati sono frammentati, può proporre sotto-contatori o sistemi di monitoraggio: senza misure sufficientemente dettagliate, è difficile capire quale reparto, fascia oraria o apparecchiatura assorba più energia.
Dopo l’analisi iniziale, individua priorità e possibili interventi. Alcuni sono gestionali e richiedono investimenti limitati, per esempio correggere gli orari di accensione, eliminare funzionamenti a vuoto, impostare temperature coerenti o intervenire sui picchi di potenza. Altri riguardano impianti e strutture: illuminazione, motori, compressori, sistemi di riscaldamento e raffrescamento, isolamento dell’involucro, recupero di calore o produzione da fonti rinnovabili.
La proposta non dovrebbe fermarsi a una lista di idee. Un energy manager valuta costi, tempi, risparmi stimati, effetti sull’operatività e possibili rischi. Sostituire un impianto può offrire un ritorno economico interessante, ma può richiedere fermate produttive o manutenzione specializzata. Un intervento apparentemente semplice, invece, può avere risultati modesti se le abitudini di utilizzo non cambiano. La scelta dipende da budget, condizioni tecniche e obiettivi dell’organizzazione.
Un’altra attività frequente è il controllo delle forniture. Il responsabile non si limita a confrontare il prezzo unitario dell’energia: verifica potenza impegnata, profilo di prelievo, penali, componenti contrattuali e coerenza tra contratto e uso effettivo. Non sempre cambiare fornitore è la leva più efficace. In alcuni casi il risparmio maggiore nasce dalla riduzione dei picchi o dall’uso più razionale degli impianti.
Quando la nomina dell’energy manager è obbligatoria
In Italia la figura è prevista dalla legge n. 10 del 1991. La nomina è obbligatoria per i soggetti con consumi annui superiori a determinate soglie, espresse in tonnellate equivalenti di petrolio, o tep. In linea generale, la soglia è di 10.000 tep per le imprese industriali e di 1.000 tep per gli altri soggetti, come organizzazioni del settore civile, commerciale e dei servizi.
La nomina viene effettuata annualmente secondo procedure e scadenze definite a livello nazionale. Le soglie possono sembrare lontane dalla quotidianità di molte piccole attività, ma sono rilevanti per grandi stabilimenti, catene con molte sedi, strutture sanitarie, università, grandi complessi immobiliari e aziende energivore. Poiché regole operative, modelli e scadenze possono cambiare, è opportuno verificare ogni anno le indicazioni ufficiali applicabili.
L’obbligo, però, non è l’unica ragione per designare un responsabile. Anche un’organizzazione sotto soglia può beneficiare di una gestione ordinata dell’energia. Per una piccola impresa non è sempre necessario assumere una persona a tempo pieno: possono essere sufficienti un referente interno, un consulente esterno e un sistema di dati aggiornato. Conta che ruoli e responsabilità siano chiari.
Energy manager, EGE e consulente: differenze utili
I termini vengono spesso usati come sinonimi, ma descrivono ruoli diversi. L’energy manager è una funzione organizzativa, cioè il soggetto incaricato di seguire la gestione energetica. Può avere una preparazione tecnica molto solida, ma la norma non richiede automaticamente una specifica certificazione professionale per ogni nomina.
L’Esperto in Gestione dell’Energia, noto come EGE, è invece un professionista che possiede competenze definite da una norma tecnica e può essere certificato da organismi accreditati. Un EGE può ricoprire anche il ruolo di energy manager, ma non è una sovrapposizione obbligatoria. La scelta dipende dalla complessità dell’organizzazione, dal tipo di progetto e dalle competenze già presenti al suo interno.
Un consulente energetico, infine, è una definizione più ampia. Può occuparsi di diagnosi, contratti, incentivi, progettazione o monitoraggio, senza avere necessariamente il ruolo formale di responsabile. Prima di affidare un incarico è quindi utile definire cosa deve essere consegnato: analisi delle bollette, piano di interventi, monitoraggio periodico, supporto agli acquisti o gestione di un sistema energetico.
I dati che rendono utile il lavoro dell’energy manager
Un buon progetto energetico non inizia dall’acquisto di una tecnologia, ma dalla definizione di una situazione di partenza. Servono almeno dodici mesi di dati, così da considerare stagionalità e variazioni operative. Per attività molto variabili, è preferibile osservare anche periodi più lunghi e separare gli eventi eccezionali, come fermate, ampliamenti o condizioni meteorologiche fuori dalla norma.
Gli indicatori devono essere semplici da leggere e coerenti con l’attività. In un albergo può essere significativo il consumo per presenza o per camera occupata; in un capannone, quello per unità prodotta; in un ufficio, il consumo per metro quadrato e per addetto. Un unico indicatore raramente spiega tutto, ma alcuni parametri costanti permettono di confrontare mesi e anni senza trarre conclusioni affrettate.
Il monitoraggio successivo è altrettanto importante. Se si sostituisce l’illuminazione o si modifica il funzionamento di un impianto, il risparmio va misurato rispetto a una base comparabile. Temperatura esterna, volumi prodotti e orari possono alterare il confronto. Senza questa verifica, un risultato positivo potrebbe essere attribuito all’intervento quando dipende da un calo temporaneo dell’attività, o viceversa.
Come scegliere priorità realistiche
Le azioni a costo basso meritano spesso di essere valutate per prime, ma non devono diventare un alibi per rimandare interventi necessari. Regolare correttamente un impianto può offrire benefici immediati; se però l’impianto è a fine vita, la sola regolazione non risolverà consumi e problemi di affidabilità.
Una valutazione utile considera almeno quattro aspetti: risparmio atteso, investimento, tempo di ritorno e impatto sulle persone che usano gli spazi o lavorano sugli impianti. Anche la manutenzione futura conta. Una soluzione molto efficiente ma difficile da gestire può perdere valore se non esistono competenze interne o assistenza adeguata.
L’energy manager aiuta a tenere insieme queste variabili e a evitare decisioni basate soltanto sul prezzo iniziale. In molti casi il percorso migliore è graduale: prima misurare e correggere gli sprechi evidenti, poi programmare gli investimenti con dati più solidi. Il punto di partenza più utile è spesso una domanda precisa: quale consumo possiamo spiegare, e quale invece stiamo ancora soltanto pagando?